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Che si tratti di una villetta, di un’abitazione privata o di un condominio, la rete fognaria è un tasto delicatissimo del sistema dei servizi. Un guasto alle fognature purtroppo, nella maggior parte dei casi, si nota solo quando i liquami risalgono e l’unica soluzione diventa un intervento di ripristino fognario urgente a cura di una ditta specializzata.

Un problema da sempre

L’impianto di scarico e deflusso delle acque fa parte del cuore dei sistemi di progettazione di qualsiasi abitazione. Oggi si usano logiche e sistemi diversi a quelli in uso fino al dopoguerra, ma il principio rimane pressoché identico e i problemi generalmente uguali. Oggi un intervento di ripristino fognario si effettua con macchine specializzate che puliscono con getti d’acqua potenti, solventi, triture, e videocamere che cercano di individuare le cause dell’ostruzione. Prima del loro arrivo l’intervento di ripristino fognario veniva fatto a mano, ma la logica era comunque quella di rimuovere l’ostacolo e ripristinare il flusso di scarico.

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Le vecchie strutture di scolo

Però qualcosa di diverso, rispetto alle fognature che venivano realizzate almeno fino agli anni ’50, c’è, e sono le colonne portanti, o, almeno, la loro configurazione. Infatti fino al dopoguerra le colonne di scarico erano realizzate in coccio di terracotta assemblate ad imbuto, mentre le vie di scolo sotterranee venivano realizzate in conci di tufo coperti da lastre di pietra. Un sistema antiquato che, però, aveva anche una sua funzionalità nel caso occorresse un intervento di ripristino fognario.

Le colonne di scarico coi cocci

Le colonne di scarico, realizzate col sistema dei cocci a imbuto, in caso di ostruzione facevano fuoriuscire il liquame dal colmo del primo imbuto immediatamente sopra il tappo, dando la possibilità di individuare senza dubbi il punto sul quale intervenire. Non essendo a perfetta aderenza, ma realizzati con una bocca sufficiente larga, bastava sollevarli per sfilare quelli ostruiti, pulire e rimontarli. Un sistema che oggi sta tornando in voga, anche in città e soprattutto nei centri storici, per il deflusso delle acque meteoriche, generalmente molto abbondanti.

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La vie di scolo sotterranee

Le vie di scolo sotterranee in genere erano collocate ad una profondità, rispetto al suolo, appena sotto il piano di campagna, cioè il manto stradale prospiciente dal lato valle, o lato mare. In pratica bastava al massimo scavare circa mezzo metro per individuarle, e metterle alla luce per un intervento di ripristino fognario, sollevando le lastre ed eliminando meccanicamente l’intasatura. Realizzati spesso su i vecchi canali di irrigazione dei giardini, in territori urbanizzati a seguito delle espansioni delle periferie urbane, questi sistemi posseggono il grande handicap di non essere facilmente identificabili, perché mai tracciati su mappa, ma anche il grande pregio che comunque, al di là della ostruzione, la parte liquida comunque trovava una via di fuga anche filtrando oltre le basole, nella terra.

La graduale sostituzione per rottura

Però, non essendo il loro percorso facilmente individuabile, anche a causa della modifica delle pavimentazioni dei corpi bassi degli edifici, è sufficiente effettuare un intervento di ripristino fognario con delle sonde a getto violento per distruggerne la struttura precaria e non predisposta ad un’onda d’urto di tale potenza, col risultato di dover intervenire drasticamente e sostituirle con delle nuove colonne a tenuta stagna. Oggi tra l’altro la legge impone che le colonne interrate siano comunque a tenuta stagna affinché non si disperdano liquami per non inquinare le falde idriche. Oggi si usano colonne con diametri anche da 40/50 centimetri nelle quali un intervento di ripristino fognario con delle sonde a pressione rimuove l’ostruzione con successo senza timore di danneggiarle.